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Legnini, Commissario alla Ricostruzione, ritira cinque ordinanze firmate da Farabollini

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Giovanni Legnini, Commissario alla ricostruzione post sisma del Centro Italia, ha disposto il ritiro di cinque Ordinanze firmate dal suo predecessore, Piero Farabollini.

Prima azione di discontinuità, dunque, con le scelte fatte dal precedente Commissario.

Le Ordinanze ritirate, che non erano ancora entrate in vigore, riguardano l’anticipazione dei compensi ai professionisti, l’autocertificazione dei progetti di ricostruzione presentati per ottenere il contributo pubblico, l’assunzione di 200 nuove unità di personale negli Uffici Speciali della ricostruzione, la nomina del Comitato Tecnico Scientifico e una serie di modifiche a precedenti Ordinanze. Tutti provvedimenti che mirano a dare slancio è un concreto passo in avanti per una ricostruzione che nei territori distrutti dal sisma ancora non esiste.

Il Commissario Legnini, con questa prima decisione dopo l’insediamento, intende dare un forte impulso alla semplificazione e all’accelerazione delle procedure di ricostruzione, dando piena attuazione alle ultime scelte legislative, tra le quali l’autocertificazione dei progetti da parte dei professionisti.

Il Commissario ha incontrato i direttori degli Uffici Speciali della Ricostruzione di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria e i rappresentanti delle categorie professionali coinvolte e avviato il confronto di merito sulla nuova configurazione delle Ordinanze.

L’obiettivo finale è quello di convocare la Cabina di Coordinamento con i Presidenti e Vice Commissari delle quattro Regioni, per la definitiva approvazione.

Legnini è il quarto Commissario dal sisma di agosto 206, che si insedia dopo un susseguirsi di scelte e ordinanze che hanno lasciato dietro di sè vuoto e un ascolto superficiale di chi vive nelle difficoltà post sisma. La ricostruzione non esiste, la popolazione è ancora nelle abitazioni d’emergenza, che tra l’altro sembrano avere la garanzia certificata per quattro anni, e trascorrono la loro vita nella desolazione di un futuro incerto e tra le macerie che ancora non sono state completamente smaltite.

Le richieste dei sindaci marchigiani, durante una riunione ad Ancona, sono state chiare. Ricostruire i territori, prima che l’oblìo lo travolga e diventi ancor peggio del sisma.