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San Benedetto. Approvata la variante ex Remer. La minoranza: “chiederemo con urgenza una commissione urbanistica”

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SAN BENEDETTO – La giunta comunale di San Benedetto del Tronto approva la variante riguardante l’ex Remer in zona Sentina, e i gruppi consiliari di minoranza tornano a farsi sentire:

“Originariamente fondata sul pubblico interesse all’immobile compreso nel progetto destinato all’edilizia ai fini sociali (non quindi esclusivamente ad uso abitativo), ha poi subìto una riduzione della cubatura da parte della Provincia, motivata dal rispetto delle distanze previste dal fosso collettore, – scrivono i gruppi consiliari di minoranza – che ha reso sconveniente per l’impresa edile la realizzazione del manufatto previsto, composto da 12 unità immobiliari destinate ad housing sociale.

Quella che era l’unica motivazione fondante della variante urbanistica approvata dall’Amministrazione Gaspari, è stata nei fatti eliminata, trasformata in una pura e semplice raccolta di fondi: infatti l’Amministrazione Piunti ha ridotto la quota destinata ad edilizia sociale ad un terzo del corrispettivo originariamente previsto.

Si è quindi “accontentata”, con la scusa della riqualificazione e bonifica di una zona degradata, pur di raccogliere fondi per soddisfare almeno qualcuna delle innumerevoli opere promesse in 4 anni, e a fronte dell’edificazione di 80 appartamenti, di una compensazione in denaro di circa 3 milioni di euro, di cui solo un milione sarebbe genericamente destinato ai fini sociali e abitativi, e circa 700.000 euro per la riqualificazione di alcune zone del quartiere Sentina, il resto spalmato qua e là per raffazzonare qualche lavoretto tra Ballarin, Piazza Montebello e Piazza Ancona.

Intanto è già è stato annunciato, per martedì prossimo, il passaggio in giunta anche delle varianti Area Mare su Via del Mare e Via del Cacciatore, e Nidis in zona Brancadoro. Il tutto senza minimamente attendere di poter attuare il promesso confronto con la città e con i quartieri, cui era stato promesso un serio approfondimento su ciascuna variante, dopo due incontri, organizzati dai quartieri e non dall’amministrazione, in cui è stata fatta una puntuale disamina dei vari progetti in lizza.

Il tutto viene fatto ora in fretta e furia, per fare cassa, approfittando del necessario distanziamento sociale, come scusa che esimerebbe dal confronto democratico, come già fatto con l’Istituzione-Consiglio Comunale, esautorato totalmente e per tutta l’emergenza di ogni potere propositivo e di controllo, in una fase cruciale e critica per i cittadini rappresentati dai consiglieri.

Questo oltretutto contravvenendo in toto a tutti i proclami di “pianificazione partecipata” contenuti nel programma di mandato, per cui l’azione amministrativa andava “rivolta a garantire uno sviluppo ordinato del nostro territorio con interventi che consentano di progettare una città con nuove prospettive…è necessario un attento monitoraggio del territorio…con la partecipazione attiva dei cittadini, anche attraverso i Comitati di quartiere…il processo di condivisione pubblica delle scelte…sarà attuato secondo il seguente percorso: rilevazione dei fabbisogni del territorio;

elaborazione di proposte da parte dell’Amministrazione Comunale…; sottoposizione delle proposte al vaglio dei cittadini; decisione finale”. Noi non riusciamo a vedere in questa vicenda né una proposta proveniente (non dagli imprenditori ma) dall’Amministrazione, né un attento monitoraggio del territorio comunale e delle sue esigenze, né una vera partecipazione, né una decisione vagliata dai cittadini: un completo inadempimento, su tutti i fronti, del patto di fiducia con la città.

In questa vicenda si tratta di cambiare per sempre la fisionomia di questo territorio, – proseguono nel comunicato stampa i gruppi di minoranza – di decidere la sorte di alcune tra le pochissime aree cittadine libere da cementificazione, per creare quasi esclusivamente appartamenti residenziali. Ovvia la contrarietà e lo stato di agitazione dei comitati di quartiere cittadini, ovvio il disappunto nel vedere contemporaneamente tante strutture turistiche storiche demolite per essere trasformate in altri appartamenti o residence: si sta semplicemente mortificando la vocazione turistica della città in favore di speculazioni edilizie e investimenti immobiliari futuri, che nulla porteranno alla nostra economia, se non ulteriore carico urbanistico, traffico, inquinamento e minore qualità della vita, in un territorio già altamente urbanizzato e densamente popolato.

Non possiamo esimerci quindi dal solidarizzare con i comitati di quartiere, che pretendono un giusto e dovuto confronto, che possa portare alla luce un progetto e un’idea futura di questa città, che si appalesa del tutto inesistente in questa amministrazione: siamo fermamente convinti che sia ormai improcrastinabile un ripensamento urbanistico, prima che si provochino, per scelte non meditate e necessità di cassa contingenti, danni irreversibili.

Non ci si può più nascondere dietro generici fini sociali, o “lavoretti” da spot elettorale. Un sindaco che si autodefinisce “buon padre di famiglia” dovrebbe pensare al futuro e alla qualità della vita dei suoi concittadini, e lasciare loro una città migliore in cui crescere, lavorare ed invecchiare, invece si è rivelato, ad ogni occasione in cui poteva dare prova di lungimiranza, un pessimo amministratore vista la totale mancanza di risultati, e non un buon “padre” per i concittadini sambenedettesi.

Per tali motivi vorremmo vederci chiaro, – è la conclusione – e chiederemo con urgenza una commissione Urbanistica per avere delucidazioni e garanzie di ulteriore confronto con i quartieri, consigliando nel contempo al sindaco ed alla giunta di rallentare la rincorsa improvvisa verso la cementificazione, quando ci sarebbero ben altre priorità da affrontare, come appare chiaro dalle cronache di questi giorni. E anche di questo dovremo parlare e chiedere conto…”