Home Cronaca San Benedetto, Testimoni di Geova, 10.000 anni di carcere per “il no...

San Benedetto, Testimoni di Geova, 10.000 anni di carcere per “il no alle armi”: e qualcuno finì in prigione insieme a Kappler

1232
0

“Ricordo benissimo tutto, anche sono passati quasi cinquant’anni. Appena feci il mio ingresso nel carcere militare di Forte Boccea a Roma mi venne incontro Herbert Kappler che era recluso lì da tempo, e visto che avevo capelli biondi, esclamò: “Deutsche?”.

Carlo Spaccassi, settant’anni di San Benedetto del Tronto, ha ancora scolpito nella mente le vicissitudini da obiettore di coscienza Testimone di Geova. Ventinove mesi di carcere tra il 1972 e il 1974 con quattro processi a carico e trasferimenti da una prigione militare all’altra. Questo per avere detto”no alle armi”.

In Italia sono oltre 14.000 gli obiettori di coscienza che hanno scontato 9.732 anni di prigione . E′ questo il clamoroso risultato di un recentissimo sondaggio realizzato fra i Testimoni di Geova, su quanti di loro hanno pagato il rifiuto alle armi e quanto sia costata loro questa decisione. Si tratta indubbiamente di un prezzo altissimo per il loro ‘no’ alle armi espresso chiaramente tra la fine degli anni ’60 e la fine degli anni ’90. La giurisprudenza internazionale riconosce l’obiezione di coscienza al servizio militare come uno dei diritti umani fondamentali ma non è stato sempre così

Il giurista Sergio Lariccia rileva: “Oggi l’obiezione di coscienza è inclusa tra i diritti inalienabili dell’uomo e, sebbene le sue origini culturali siano anche religiose, ciò che è stato conquistato ha recato benefici a tutti. Abbiamo un debito di riconoscenza verso coloro che hanno contribuito con la loro vita anche alle garanzie delle nostre libertà”.

Anche le Marche hanno dato il loro “contributo” con 632 obiettori per quasi 600 anni di reclusione.

A proposito della sua esperienza di recluso, Spaccasassi afferma: “Non ho rimpianti per aver aderito al principio evangelico di “non uccidere” rifiutando l’addestramento militare, anche se questo mi ha privato della libertà in un momento importante e delicato come quello che va dai 19 ai 23 anni.”

Riguardo alla detenzione insieme a  Kappler il cosiddetto Boia delle Fosse Ardeatine racconta: “A volte parlando con lui spiegavo le motivazione della mia condanna e della pena che scontavo. A lui sembrava molto strana la nostra posizione. Sono sempre rimasto sorpreso dal fatto che lui non pensava di avere colpe particolari per le sua azioni militari, anzi asseriva di aver semplicemente eseguito gli ordini”.

Tornando al sondaggio, Bruno Segre, avvocato e giornalista, fondatore de “L’Incontro” e difensore di Pietro Pinna, commenta: “I miei patrocinati furono quasi tutti, tranne qualche obiettore radicale, libero pensatore, anarchico, cattolico negli ultimi tempi, Testimoni di Geova che io ammiravo per il loro assoluto rispetto delle idealità pacifiste, per il loro altissimo livello morale”.

Anche il contributo di quegli obiettori spinse dunque le autorità ad approvare, dopo anni di discussioni e rinvii, una legge che sanciva nel 1998 il pieno riconoscimento giuridico dell’obiezione di coscienza. Il servizio di leva obbligatorio venne poi sospeso nel 2005.