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Aula scolastica non idonea per i ragazzi del Liceo Scientifico Sportivo

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Una storia ai limiti del surreale quella che hanno vissuto e continuano a vivere gli studenti del Liceo Scientifico Indirizzo sportivo di Ascoli Piceno.

Abbiamo raccolto la testimonianza di una mamma, che si è fatta portavoce del pensiero di tutti i genitori.

“L’anno scolastico è iniziato il 15 settembre, soltanto il giorno precedente siamo venuti a conoscenza del fatto che la 1-2-3 e 4 F del Liceo Scientifico “Orsini” sportivo sarebbero stati collocati presso il Liceo Artistico “Licini”. – ci racconta la mamma.
“Di queste aule nessuno sapeva l’esistenza, la preside ha deciso di collocarli presso l’Artistico, senza avvisare nessuno. Noi genitori abbiamo protestato per la scelta e per la motivazione”.

Il focus della protesta gira intorno al tipo di aula nella quale sono stati collocati i ragazzi, l’ex camera oscura dell’ “Orsini”. Un vero e proprio tugurio, senza areazione e probabilmente con poco margine di distanziamento, considerando che gli studenti della 1F sono 32.

”Il responsabile della sicurezza – ci spiega la mamma – ha dichiarato che l’aula è stata dichiarata idonea e adatta all’attività scolastica. Ci siamo dovuto prendere questa risposta come motivazione.
Dopo un incontro tra noi genitori e la preside, la stessa ci ha informato del fatto che non ci avrebbe più ricevuti, qualsiasi informazione sarebbe stata inserita sulla piattaforma del sito del Liceo”.

Dopo quindici giorni, nella giornata del 28 settembre, i genitori attraverso messaggi nella chat di gruppo vengono a conoscenza che dal giorno successivo sarebbe stata messa in quarantena preventiva e obbligatoria, per essere poi sottoposti successivamente a tampone, secondo le chiamate della ASL.

Il 2 ottobre, ventuno studenti su 32 sono risultati positivi al Covid. Un vero e proprio tornado che ha coinvolto così tutte le famiglie, nell’ordine di 100 persone in quarantena obbligatoria.
“Siamo giunti al 28 ottobre, alcuni positivi, alcuni negativi, alcuni considerati non più contagiosi.”

La preside invia di seguito una circolare, affermando che non c’è nesso tra il numero di contagiati e le responsabilità della scuola.

Inoltre, dichiara che le aule sono state sanificate e pronte per riaccogliere nuovamente gli studenti nelle stesse condizioni, “ al limite installeremo un condizionatore per arieggiare”.

I genitori hanno comunicato tale situazione a tutte le autorità preposte, come il comune di Ascoli, la Prefettura, ma nessuno ha ancora fornito risposta.
Proprio oggi, Andrea Cardilli, Presidente dell’Unione dei comuni della Vallata del Tronto, “promette di verificare la situazione e, nel caso, di valutare un esposto alla Procura della Repubblica, perché l’addetto alla sicurezza e la preside erano obbligati a garantire sia il distanziamento sia un minimo di ricambio dell’aria garantito almeno dall’apertura delle finestre.”

La scuola, un luogo che dovrebbe garantire istruzione, sicurezza e salute, diventa nemica degli studenti che in un momento così critico avrebbero invece bisogno di essere protetti e tutelati. Una stanza nel seminterrato, di un altro istituto rispetto a quello nel quale si sono iscritti, adibita ad aula senza aver fornito ai genitori che ne hanno fatto richiesta il documento che attesta l’idoneità.

I genitori sono pronti a combattere al fianco dei propri ragazzi, che si sono sentiti anche in difetto per aver contagiato i propri familiari. La preside continua a sostenere che non è colpa della scuola, ma tutti i tamponi dei contatti degli studenti al di fuori dell’Istituto sono risultati negativi.
Perché questa discriminazione? Gli studenti dell’indirizzo sportivo del Liceo Scientifico Orsini meritavano un trattamento diverso rispetto agli altri indirizzi? Si può definire aula una stanza buia, senza areazione, al di sotto delle finestre che sono visibili dalla strada?
Cardilli sta valutando un esposto, i genitori promettono di comprendere fino in fondo come aiutare i propri figli a seguire la didattica scolastica in un ambiente adeguato, le responsabilità dovranno essere chiarite.