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Ascoli, La città piange Bruno Squarcia Maestro di Giornalismo deceduto all’eta di 105 anni

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La città e tutta la provincia picena piangono la scomparsa di Bruno Squarcia Maestro dei Giornalisti e figura di riferimento per tutti coloro che hanno intrapreso questa professione.

Bruno se ne è andato dopo che a luglio aveva compiuto 105 anni. Una straordinaria vitalità e una contagiosa simpatia lo avevano fatto conoscere un po’ a tutti anche grazie a questo cognome importante legato al fratelli Ferruccio Squarcia a cui è dedicato il campo sportivo di Porta Maggiore, oggi riservato alla Giostra Quintana e per anni stadio dell’Ascoli Calcio.

Nato a Santa Vittoria in Matenano nel 1915, i suoi primi passi li ha mossi grazie al padre Giuseppe Secondo Squarcia, al Giornale d’Italia. Due i grandi amori editoriali: Il Tempo e Il Resto del Carlino. Il quotidiano romano è stata la sua vera palestra, quello bolognese l’ufficio dove sentirsi giovane e poter continuare a scrivere e cercare notizie. In mezzo, La Gazzetta dello Sport e un passaggio al Messaggero.

Ma al Resto del Carlino di Ascoli era particolarmente legato da sua rubrica pubblicata solo fino a qualche anno fa era seguitissima.

Appassionato di cronaca locale, Bruno Squarcia è stato conosciuto come “Cronista da marciapiede” (che è anche il titolo di un suo libro)  per la sua capacità di raccogliere informazioni da trasformare in notizie partendo da un semplice incontro per strada. Da quando aveva 14 anni, quando scrisse il primo articolo, ai 98 compiuti, Bruno Squarcia non si è mai fermato e sotto la sua ala protettiva sono cresciuti centinaia di giornalisti.

Celebri  i suoi racconti su Mina in villeggiatura a San Benedetto, su Coppi e Bartali che attraversavano sui pedali le strade del Piceno, sull’Ascoli di Cino del Duca, sugli incontri con Badoglio e via discorrendo.

È stato sicuramente il decano dei giornalisti italiani.e la sua vita è ben raccontata in una video-intervista di Samuele Baccifava e Alberto D’Agostino. Un racconto di come sia cambiato il mondo del giornalismo che per lui, più che un lavoro, è stato sempre una ragione di vita sin da quando era piccolino, visto che suo padre fu il primo a svolgere questa professione dalle nostre parti.

Per conoscere Bruno basta semplicemente farlo parlare: un flusso continuo di pensieri e parole che in certi momenti è anche difficile da seguire, perché vive di intrecci e aneddoti paralleli di un certo periodo o con certi personaggi storici, ma che conquista, appassiona, e fa venire voglia di ascoltare ancora.
In quei 25 minuti di video c’è un mix esplosivo di vitalità, voglia di condividere, contenuti e anche un pizzico di malinconia per quegli anni in cui saltava da una corsa ciclistica a un viaggio a Parigi ospite di Del Duca, sempre con il taccuino in mano per scrivere pagine di storia, o anche solo di cronaca quotidiana. Che poi è il senso del lavoro del giornalista, che forse è più un modo di essere che una professione: se così è, Bruno Squarcia è stato il giornalista per eccellenza.

Ciao Bruno

A Giuseppe Ferruccio Squarcia, figlio di Bruno e a tutta la sua famiglia, giungano le condoglianze della redazione di Cityrumors Ascoli.