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Arquata, Ufficio Postale ancora ad orario ridotto. I residenti protestano, Franchi:”Sollecitato tante volte, forse fine febbraio si torna alla normalità”

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Nei comuni colpiti dal sisma prima, e dalla pandemia dopo, le difficoltà da affrontare sono doppie.

Ad Arquata del Tronto, l’ufficio postale resta aperto soltanto tre giorni a settimana, a seguito delle disposizioni anticontagio. Il risultato, lamentato dagli utenti Arquatani è quello di lunghe file e rischio assembramenti, con gli abitanti lasciati alle intemperie e alle temperature rigide. L’apertura ridotta causa così enormi disagi, in particolar modo nei periodi legati alla scadenza dei pagamenti o del ritiro delle pensioni.

Abbiamo chiesto a Michele Franchi, sindaco in carica dopo la scomparsa di Aleandro Petrucci, se il Comune ha sollecitato la sede nazionale di Poste Italiane.

”Abbiamo contattato tramite mail e telefonicamente la sede centrale di Poste per portare alla luce questo disagio, la risposta è stata che a causa del Covid non possono tenere aperto per più di 3 giorni a settimana – ci spiega Franchi – Ci hanno garantito che per fine febbraio sarebbe tornato tutto alla normalità, anche se ogni volta che arriva la scadenza delle tempistiche che ci assicurano, accampano ulteriori scusanti. Abbiamo fatto la richiesta alla sede di Roma sia come Comune di Arquata sia tramite ANCI Piccoli Comuni. Speriamo che ci diano al più presto la possibilità di tornare agli orari ordinari. Sono il primo ad aver notato e lamentato il rischio assembramento, fuori dall’ufficio container, alla stregua di temperature gelide.”

Nei prossimi mesi, l’ufficio si sposterà presso la struttura donata dal Rotary. “La pratica è già avviata” – conclude Franchi.

Arquata si trova ad affrontare da quattro anni numerosi disagi, legati al sisma e a tutti i rallentamenti burocratici. Un servizio come quello dell’ufficio postale è uno di quelli basilari di un territorio, come la farmacia, l’ambulatorio medico o il negozio alimentari. Minare anche questi capisaldi significa eliminare o quantomeno colpire i diritti di cittadini già duramente fiaccati da quattro anni di emergenza post sisma.