Home Cronaca Ascoli Piceno e Provincia Cossignano, Falso Verdicchio l’azienda si difende: “Dimostreremo che non c’è stato dolo”

Cossignano, Falso Verdicchio l’azienda si difende: “Dimostreremo che non c’è stato dolo”

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L'imprenditore Antonio Cocci

La notizia dell’azienda di Cossignano incriminata per aver immesso falso Verdicchio sul mercato ha subito provocato la reazione del titolare della ‘Tenute del Borgo’, Antonio Cocci.

“Sono Antonio Cocci, titolare dell’azienda Tenute del Borgo di Cossignano – ha scritto in un comunicato – Sono stato sbattuto in
prima pagina come un mostro, un delinquente, un truffatore, il capo di un’associazione a delinquere senza nemmeno che si sia ancora chiusa la fase istruttoria.
Non credo sia questo il modo per tutelare
le persone, le aziende e ilnostro patrimonio agroalimentare.Penso invece che questa sia la giusta strada per distruggere annied anni diintensolavoro fattofaticosamente da generazioni per creare aziende e per valorizzare un prodotto!!!
Questo continuo stillicidio di sortite mediatiche ad orologeria atte a denigrare e colpevolizzare chi quotidianamente con grossa fatica sitrova adoversiimbattere nelle mutazionidelmercato,
soprattutto in periodi come quelli che stiamo attraversando, rischia di uccidere ogni azienda
soprattutto una come la nostra, che faticosamente sta uscendo fuori da dannisubiti dal terremoto.
Ci troviamo a dover affrontare accuse infondate, strumentali e faziose volte a distruggere il patrimonio aziendale.
Sono tre anni che ci troviamo sotto una pressione causata non dai controlli previsti dalla legge, che non abbiamo mai temuto e non temeremo, ma dalla strumentalizzazione di essi che, amplificata dalla grancassa mediatica, non fa bene né alla nostra azienda né al prodotto in questione.
Ci sentiamo di puntare il dito verso due organismi: da una parte l’Istituto Marchigiano di Tutela  (I.M.T.) che, attraverso un comunicato stampa, si fa vanto di aver dato il via alle indagini contro la presunta truffa del falso verdicchio… ma non dovrebbero
essere loroa dover utilizzare laprudenza, la discrezione e la riservatezza per non danneggiare limmagine del prodotto da loro tutelato e divulgare la notizia solo dopo che i fatti siano stati accertati dagli organi preposti?. Invece si è proceduto esattamente in maniera opposta! Per quale altra finalità?
Dall’altra parte l’I.C.Q.R.F. di Ancona nella persona del Funzionario agrario che nello
svolgimento del suo lavoro di controllo presso la nostra azienda condivideva sul suo profilo
Facebook la falsa notizia di un mega sequestro, mai avvenuto, di 150.000 litri di verdicchio ai danni di una nota azienda di Cossignano, dandone così all’opinione pubblica parvenza di ufficialità! Per la  cronaca a quella data avevamo sequestrati sempre dai funzionari dell’I.C.Q.R.F. circa 25 hl cioè  2500 litri!!! E solo dopo, che di concerto con il nostro cliente, vista la gogna mediatica, decidemmo di ritirare prudenzialmente il prodotto dal mercato, per la vera tutela del consumatore (pur certi che
non ve ne fosse la necessità), siamo arrivati a 170 hl 17.000, oramai fermi da 3 anni …..! Non
comprendiamo quindi queste mega cifre che girano sulla stampa, sinceramente facciamo fatica a comprenderle. Anche perché, fino all’ultimo controllo avuto a fine 2017 dallo stesso I.C.Q.R.F. fu  riscontrata la regolarità deinostri atti!
Dal comunicato emerge evidente un altro paradosso: il prezzo di vendita al pubblico del Verdicchio, attualmente applicato dagli indisturbati venditori rimasti sul mercato, è lo stesso che, a detta degli inquirenti, aveva innescato l’iniziativa investigativa, sull’assunto che quello da noi applicato ai clienti fosse troppo basso!
Pur verificando che anche altri nostri colleghi applicassero le stesse condizioni contrattuali, sono trascorsi quasi tre anni e ci hanno messo in condizione di non poter più effettuare la fornitura del Verdicchio, ma per “magia” il prezzo allo scaffale del verdicchio, nella stessa catena della G.D.O. è  rimasto invariato.
Quindi cosa dobbiamo pensare, che anche gli attuali fornitori sono sotto indagine o forse noi non rientravamo nella politica tanto decantata mediaticamente dall’ I.M.T.?
Infatti che fosse in atto una politica da parte di I.M.T.  di “scoraggiare”  l’imbottigliamento del Verdicchio al di fuori della zona di produzione ce n’eravamo accorti viste le “puntuali” visite ispettive a cadenza annuale dei funzionari dell’I.C.Q.R.F. dai quali controlli non è
mai emersa nessuna irregolarità.
Del resto, sempre con un comunicato stampa è stato dichiarato che l’imbottigliamento fuori zona è calato del 75%! Sicuramente la nostra
azienda che rientrava ancora in quel 25% risultava e risulta essere scomoda per le politiche del Consorzio di Tutela soprattutto quando ci si aggiudica una grossa commessa di Verdicchio a  discapito di un socio del Consorzio, il tutto aggravato dal fatto che il nostro maggiore fornitore di Verdicchio, pur ricadendo nella zona di produzione non è socio dello stesso I.M.T.
Di certo la nostra azienda non è mai rientratae non rientra nel loro modus operandi. Se per tre anni, obtortocollo,abbiamo accettato nelsilenzioquesta gogna mediatica e tutte le
iniziative che facevano capo all’I.C.Q.R.F. Ufficio di Ancona effettuate nei nostri confronti e nei
confronti dei nostri fornitori e dei nostri clienti, nonostante ci venissero riportati atteggiamenti non proprio consoni superando spesso i limiti imposti dalla legge stessa, il comunicato datato 8 febbraio 2021, diffuso nella mattinata del 18.02.2021 dall’I.C.Q.R.F. Ufficio di Ancona e recepito dalle principali testate giornalistiche locali, non ci consente di tollerare oltre.
Sia chiaro, noi siamo contro ogni forma che non rispetti la tutela del consumatore, chi conosce da anni le Tenute del Borgo apprezza in noi questa attenzione verso il consumatore, la nostra ricerca e la nostra tracciabilità che lega il nostro prodotto ai nostri vigneti ed a quelli dei nostri “conferenti” a volte definendoci poco propensi ad adeguarci a mode di mercato, proprio perché convinti delle potenzialità dei nostri terreni.
Proprio per questo siamo per il rispetto delle regole, l’importante che queste non vengano utilizzate a finidiversi dalla loro natura. Come già detto, in un paese democraticocome ilnostro crediamo nella magistratura e siamo pronti ad affrontare ogni grado di giudizio perché siamo certi di dimostrare la totale falsità di quanto riportato!
Non possiamo rimanere oltremodo indifferentie
siamo scandalizzati dal fatto che il comunicato uscito dall’I.C.Q.R.F. riporti la notizia di un rinvio a  giudizio che ancora non c’è stato e soprattutto in una fase in cui non si sono ancora svolti gli interrogatori richiesti dagli indagati e che solo a conclusione di essi il P.M. dovrebbe assumere le conseguenti determinazioni.
Detta fase è deputata al compimento di attività che potrebbero teoricamente indurre il Pubblico Ministero a chiedere l’archiviazione del procedimento, alternativa- da un punto di vista giuridico, forse utopico, ancora aperta alla richiesta di rinvio a giudizio che, contrariamente a quanto erroneamente riportato nel comunicato, non vi è ancora stata ed in applicazione, intellettualmente onesta del codice di rito, potrebbe non esservi.
È ovvio che dal comunicatostampa ci sia un attacco allamia persona che storicamente forse non è stata mai “gradita” dagli anni 2000 da quando fondai, insieme  ad altri, la Terrepicene SpA, il più grosso polo
poter gestire il settore vitivinicolo regionale, partecipata dell’allora Consorzio Agrario Piceno:  anch’essa non rientrava nel loro modus operandi.
A tutela dell’immagine della nostra azienda e dei sacrifici portati avanti da generazioni nonché della mia persona – ha concluso Antonio Cocci  – ho provveduto a fornire tutta la documentazione ai nostri legali al fine di sporgere formale querela contro chi ha dolosamente leso ogni più elementare diritto procurando danni economici e personaliinimmaginabilia tutte le persone coinvolte”