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Ascoli, Il messaggio per la Santa Pasqua del Vescovo Monsignor Domenico Pompili

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Monsignor Domenico Pompili, Vescovo di Ascoli e Rieti

“Passato il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Magdala e l’altra Maria andarono a osservare il sepolcro”. Le donne si mettono in cammino quando ormai la notte ha compiuto il suo corso e le prime luci dell’alba cominciano a splendere. L’alba è un momento magico che restituisce vita e colore alla realtà che si risveglia e fa percepire tutto in una luce nuova.

L’alba della Pasqua contiene in se’ una novità straordinaria e irripetibile, che le donne non sospettano neanche lontanamente. Esse vanno lì per ‘osservare’ la tomba, così come avevano ‘osservato’ da lontano gli eventi della crocifissione. Come il loro sguardo è stato testimone degli ultimi avvenimenti della vicenda terrena di Gesù così questo stesso sguardo si appresta a cogliere i segni di una morte certa. Senonché accade l’imprevisto e l’inaudito viene percepito per bocca dell’angelo: “So che cercate Gesù il Crocifisso. Non è qui. E’ risorto, come aveva detto”.

Può stupire che siano delle donne soltanto ad avere questo sguardo, ma di fatto solo loro hanno continuato a seguire il Maestro fino alle ore tragiche della Passione, solo loro non sono fuggite e solo loro continuano a cercarlo con intensità d’amore. Le donne, a pensarci, ci guidano a percepire la realtà e non solo a sentirla.
Che differenza c’è tra sensazione e percezione?

La sensazione, cioè i sensi, si limitano a ricevere in modo passivo, con una partecipazione legata all’intensità, al carattere più o meno piacevole di un’esperienza. Si resta così nel modo di sentire dei bambini: ho provato, voglio ciò che ho provato, non mi domando da cosa o da chi proviene quel che ho sentito. Le sensazioni così finiscono per smarrire l’altro, il mondo, Dio perché tutto si concentra su quello che provo io! Al contrario, la percezione è una sorta di ‘sesto senso’ che rimane desto per ciò che si presenta, coltiva l’attenzione per la realtà; per l’altro e non per quello che vorrei, ma per quello che è. La percezione poi sa costruire un rapporto che si distende nel tempo. Le donne, insomma, non si limitano a sentire, ma percepiscono: ecco il punto! Non stupisce, allora, che pur avendo come tutti sentito inizialmente sgomento, dubbio, delusione, poi però abbiano percepito la presenza stessa del Risorto, cercandone l’abbraccio fisico, senza successo. Esse si sono sbloccate e son state travolte dell’evento della resurrezione.

Oggi si rischia di annegare tutti nelle sensazioni e ci si impedisce di percepire la realtà. Perché misuriamo tutto a partire da noi stessi, senza distinguere da chi e da che cosa siamo provocati, senza stabilire relazioni profonde, senza lasciarsi toccare dalla realtà di Dio.

L’augurio è che la Pasqua della terza ondata della pandemia sia quella da cui ri-nascere insieme. Per una nuova percezione della vita.

Domenico Pompili