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Marche, al via il progetto di inserire in ambito rurale soggetti affetti da Disturbo dello Spettro dell’Autismo

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Su proposta del vicepresidente e assessore all’Agricoltura Mirco Carloni la giunta regionale ha deliberato di avviare il progetto di sperimentazione di inclusione socio–lavorativa di soggetti affetti da Disturbo dello Spettro dell’Autismo (ASD) in ambito rurale, per un importo di 450mila euro.

“L’agricoltura – ha sottolineato Carloni – può erogare, oltre ai propri prodotti, anche servizi relazionali e sociali che possono contribuire a migliorare la qualità della vita di alcune fasce della popolazione, quali bambini, anziani, persone con disabilità fisiche e cognitive. Nonostante le specifiche difficoltà ascrivibili all’autismo, l’inserimento lavorativo di persone con ASD è possibile, come dimostrato da alcune esperienze reperibili nel panorama internazionale e nazionale. È quindi possibile realizzare inserimenti lavorativi o occupazionali per queste persone, ma a condizione che si realizzino progetti individualizzati che curino la fase di valutazione delle competenze lavorative e adattive della persona con disabilità, la formazione per gli educatori e per i datori di lavoro e l’adattamento delle mansioni e dell’ambiente di lavoro. Le esperienze reperibili nel panorama scientifico sono eterogenee, ma tutte confermano che le attività in agricoltura rappresenta una forma d’inclusione sociale che ha una valenza sia in un’ottica riabilitativa che in una visione di miglioramento della qualità della vita”.

La procedura di attuazione del progetto avverrà attraverso l’emanazione di un bando di accesso entro il primo semestre dell’anno 2021 organizzato con due distinte fasi e che vedrà l’approvazione di singole graduatorie provinciali, al fine di garantire l’avvio di almeno una sperimentazione per ciascun territorio provinciale della Regione Marche. Nella prima fase si ritiene opportuno riuscire a selezionare quelle aziende che si caratterizzino, oltre che per requisiti produttivi e strutturali, anche per motivazioni, sensibilità ed esperienze già realizzate in progetti di agricoltura sociale. Nella seconda fase le aziende selezionate, nella logica della costruzione di rete, attraverso il supporto delle strutture competenti (UMEA, Ambito Territoriale Sociale, Enti locali di riferimento ecc.), dovranno predisporre il progetto definitivo del servizio che intendono sviluppare.