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Piano Socio Sanitario Regionale, Pd:”Dimenticata medicina del territorio”

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Il gruppo assembleare del Partito Democratico boccia senza appello la revisione del Piano Socio Sanitario Regionale approvato dal consiglio regionale nella seduta odierna.
“Poteva essere una buona opportunità – afferma il consigliere regionale Romano Carancini, relatore di minoranza della proposta di legge – per discutere, soprattutto dopo aver vissuto la drammatica esperienza del Covid, come far fare un salto di qualità al nostro sistema sanitario, che non è tema di parte ma riguarda tutti i cittadini. Invece, non solo ancora una volta abbiamo riscontrato una chiusura totale da parte della maggioranza, ma, nel merito, non possiamo parlare neppure di una revisione organica, dato che la presunta riforma della destra si limita a modificare 18 righe su oltre 200 pagine di piano. Appena 18 righe dedicate esclusivamente alla riarticolazione della rete ospedaliera, in netta contraddizione con gli indirizzi della legge quadro nazionale, il cosiddetto decreto Balduzzi, che disciplina la presenza sul territorio delle strutture di base e di primo e secondo livello. L’obiettivo, secondo la maggioranza, è quello di superare un accentramento ospedaliero, ma dire ciò significa affermare  il falso, visto che, dati alla mano, tale accentramento non esiste nella Marche, considerata la disponibilità media di una struttura  ospedaliera ogni 9 mila abitanti e una ambulatoriale pubblica o privata ogni 5 mila. Inoltre, su un atto politico così importante, ci saremmo aspettati un percorso partecipativo vero, capace di coinvolgere amministratori locali e il mondo della sanità con almeno una conferenza d’area vasta in ogni provincia. Invece, nulla. Anzi, laddove ciò è avvenuto come a Macerata, dove si era approdati a un accordo unanime per la realizzazione dell’ospedale di primo livello anche con il contributo dell’allora sindaco di Potenza Picena Francesco Acquaroli, si è cancellata con un colpo di spugna una decisione attesa da oltre cinquant’anni”.
A non piacere al Partito Democratico è anche l’assenza di ogni riferimento al potenziamento della medicina territoriale.
“Dopo un anno e mezzo – spiega il capogruppo Maurizio Mangialardi – non hanno ancora capito che la pandemia da Covid-19 ha irreversibilmente cambiato il nostro mondo e, in particolare, il rapporto tra cittadini e sanità. Non ha alcun senso continuare a parlare di ospedali senza pianificare il ripensamento, nonché il rafforzamento della medicina del territorio, così come peraltro viene esplicitamente indicato nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza a cui sono vincolati i fondi che giungeranno dall’Unione Europea. Questo provvedimento, oltre alla necessità di un ampio piano di assunzioni per potenziare le piante organiche delle nostre strutture sanitarie, doveva mettere al centro le vere criticità che l’emergenza sanitaria ha evidenziato nei territori, dovute al numero insufficiente di case di comunità, ospedali di comunità, centrali operative, servizi di assistenza domiciliare e telemedicina. Invece, come troppo spesso accade a questa giunta, la montagna ha partorito il topolino: un atto di pura propaganda politica, che non solo non risolve ma aggrava i problemi, e rischia di far perdere alla nostra regione risorse fondamentali”.