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Arquata del Tronto, L’omelia del Vescovo Domenico Pompili nel giorno del ricordo delle vittime del terremoto

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L'omelia del Vescovo Domenico Pompili
Questa l’omelia nella Celebrazione Eucaristica in ricordo delle vittime del terremoto del 2016, presieduta dal Sua Eccellenza Domenico Pompili nell’Area SAE di Pescara del Tronto.

“L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto e mi mostrò la città santa, Gerusalemme”. L’Apocalisse non indugia su toni catastrofistici, ma concentra la sua attenzione su una città che annuncia il superamento del mondo attuale. Gerusalemme che scenda dal cielo diventa così il simbolo di un mondo nuovo e allontana lo sguardo su un mondo vecchio e ormai anacronistico.

A 5 anni dal terremoto si comincia finalmente ad intuire che la ricostruzione – dopo ritardi ed incertezze – è finalmente avviata.ma non basta ricostruire il vecchio mondo. Bisogna costruirne uno nuovo. Non basta, cioè, riprodurre le forme del passato, all’insegna “del dov’era e come era”, ma immaginare un mondo nuovo che disegni un nuovo rapporto tra uomo e ambiente.

Non si tratta di un attacco di nostalgia per la dimensione bucolica, ma di un progetto di investimento economico e di sviluppo demografico. In particolare, il mondo nuovo che va creato riguarda un diverso rapporto tra città e montagna. C’è, infatti, un enorme “debito” – penso all’acqua potabile, all’aria pulita, al cibo di qualità, al legno degli arredi – che va onorato per andare verso quella transizione ecologica da tanti auspicata e da pochi realmente cercata.

Non si tratta di ricreare nuovi presepi, ma centri arrivi a presidio di un territorio attrattivo per natura.

A proposito di autenticità, Gesù elogia Bartolomeo che è un ebreo integro e non un ipocrita. Vorrei con altrettanta franchezza far emergere una proposta concreta che è condivisa da tanti e attesa da tanto. Sono infatti convinto che il ponte più urgente da costruire si chiama l’Italia centrale, come confermato di recente da Bankitalia il ritardo di questa parte del Paese è legata alla arretratezza delle sue infrastrutture.

Perche’ non pensare allora a quella “Ferrovia dei due Mari” di cui si favoleggia dalla fine dell’Ottocento? Tenere distanti due mari per qualche centinaia di chilometri è una imperdonabile leggerezza. Per qualcuno sembra una utopia, ma come in una celebre canzone “chi ci ha già rinunciato forse è ancora più pazzo di te” (E. Bennato).

Scrive infatti un poeta contemporaneo: “I paesi italiani non sono mai stati tanto interessanti. E i paesi che hanno subito terremoti lo sono ancora di più. Questa diserzione dai paesi è una delle illustrazioni più efficaci dell’idiozia contemporanea. Solo un mondo poco immaginativo e in fondo rassegnato può permettersi il lusso di non vedere che tesoro stiamo sprecando, quante incredibili risorse contiene un paese” (F. Arminio).