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Ascoli, Arriva il ‘Pupun Filiere Futuro Festival’: Il progetto del Piceno, arrivato primo in Italia, da novembre a giugno mira a rigenerare sette piccoli comuni dell’entroterra

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BORGHI IN FESTIVAL, ARRIVA IL PUPUN F. F. FESTIVAL
Il progetto del Piceno, arrivato primo in Italia, da novembre a giugno mira a rigenerare sette piccoli comuni dell’entroterra del Sud delle Marche per avviare un processo che diventi buona pratica regionale e nazionale.
 “PUPUN F.F.Festival – Filiere Futuro Festival del Piceno” è un processo destinato a lasciare il segno sui territori e, più in generale, sulle comunità. Non solo un festival, dunque, ma un’opportunità di crescita per il territorio: una “festa di comunità” che, sposando la filosofia “Borghi in Festival”, si fa “sviluppo di comunità”.
È stato presentato oggi presso la Regione Marche il progetto risultato primo in Italia tra gli otto vincitori dell’avviso pubblico“Borghi in Festival. Comunità, cultura, impresa per la rigenerazione dei territori”, selezionato dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura tra i 643 progetti presentati in tutto il Paese, attribuendo 100 punti su 100, punteggio massimo.
Il progetto vede come Capofila il Comune di Comunanza, in rete con altri sei Comuni del Piceno – Acquasanta Terme, Castignano, Montegallo, Palmiano, Roccafluvione e Rotella – con il supporto e il coordinamento di Bim Tronto e una compagine di partenariato importante: Fondazione Carisap, Symbola, Unicam, Form, Mac e Pop Studio, Appennino Up, Bottega del Terzo Settore, Esco BIM, Opera e Casa di Asterione, con il supporto progettuale di Marchingegno. L’iniziativa vale 327mila euro, di cui 250mila finanziati dal Ministero e 77mila dal Bim Tronto, Fondazione Carisap ed Esco BIM.
Pupun” non è solo lantico etimo della popolazione dei Piceni a sud delle Marche, ma anche lanima salda e la capacità di resilienza delle comunità e rappresenta il chiaro intento di reinventare un futuro che leghi culturalmente sette piccoli borghi del cratere sismico situati alle spalle di Ascoli Piceno. Il Festival viene, dunque, concepito come strumento propulsore di un processo di rafforzamento e valorizzazione delle comunità coinvolte e, soprattutto, come agente critico di cambiamento attraverso l’arte, lo spettacolo, la cultura e le “materie” caratterizzanti il territorio. Si riparte dal patrimonio locale, dal genius loci piceno, dai valori dei saperi locali, dalle antiche tradizioni legate all’artigianato del legno, del rame, del travertino, per aprire un confronto tra gli operatori culturali ed economici del territorio, sviluppando una nuova energia di filiera e maniere inedite di fare turismo.  
Il Festival mescola un fitto programma di eventi culturali, spettacoli, performance, laboratori e workshopcoinvolgendo le attività produttive, l’artigianato artistico locale e l’eccellenza del “saper fare”, che confluiranno, tra maggio e giugno 2022, in tre grandi spettacoli. È questo un approccio allo sviluppo del territorio che è stato avviato nell’area grazie aMete Picene (www.metepicene.it), il brand di destinazioneche dal 2017 promuove un nuovo modello di turismo esperienziale altamente sostenibile e accessibile, e che oggi si avvale anche del marketplace a chilometro zerowww.madeinpiceno.it. La rivitalizzazione dei borghi, specialmente in zone del cratere, passa infatti attraverso la riscoperta del territorio, itinerari esperienziali, residenze artistiche, inclusione sociale, recupero di spazi e tempi in disuso da restituire alla collettività. 
Il sindaco di Comunanza, Comune capofila, Alvaro Cesaroni ha portato i saluti degli attori coinvolti, tra tutti il Direttore Generale Creatività Contemporanea Onofrio Cutaia: “il progetto coagula sette Comuni su un percorso condiviso. Ci aspettiamo un contributo a rilancio delle aree interne dei comuni terremotati, che parta dalla cultura per trainare la rinascita economica”.
“Questo progetto primo classificato in Italia è un motivo d’orgoglio per tutta la regione e testimonia la forza e la volontà, percepiti evidentemente anche dal Ministero della Cultura, di tanti soggetti che uniti insieme creano l’anima di un territorio – ha dichiarato l’assessore regionale alla Cultura Giorgia Latini -. Valorizzare i borghi è stata fin dall’inizio della legislatura una priorità di questa giunta. In quest’ottica è stata approvata una apposita legge ed è stata organizzato il Festival multidisciplinare MarcheStorie, che ha coinvolto ben 56 Comuni. Il rilancio economico e sociale di queste aree è fortemente legato alle eccellenze e alle tradizioni. Dobbiamo partire dalle nostre radici e fare squadra creando sinergie. Le Marche stanno comprendendo sempre di più l’importanza della collaborazione: un vero e proprio cambio di passo sulla strada giusta”.
“Un’iniziativa che vuole essere motore di sviluppo per i territori colpiti dal sisma di cui anche il Ministero della Cultura ha riconosciuto tutto il valore”, ha aggiunto l’Assessore al Bilancio e alla Ricostruzione Guido Castelli. “Agli interventi ordinari post sisma previsti dalla legge e a quelli straordinari del PNRR si aggiungono in questo caso i frutti delle proposte della rete sociale, delle associazioni, degli enti e del terzo settore.
L’intuizione del partenariato che ha presentato il progetto è stata quella di aggiungere alla ricostruzione fisica anche un elemento in grado di dare brillantezza e smalto all’economia locale e soprattutto di rigenerare una comunità. Questo è anche il senso dell’antico etimo Pupun e l’intenzione della giunta Acquaroli. Tre sono infatti le parole chiave che guidano la Regione nella Ricostruzione: prendersi cura delle persone, abitare e sviluppare”. 
“Un festival inteso come attivatore di un sistema di sviluppo – ha spiegato Alessandra Panzini di Marchingegno -. L’obiettivo è andare oltre il sisma parlando una nuova lingua condivisa e mettendo a sistema una rete densa già avviata tramite progettualità in corso a livello locale e regionale”. “Tutto è cominciato da un progetto nato col Masterplan Terremoto – ha aggiunto il presidente della Fondazione Carisap Galeati – andando ben oltre. In questo modo i finanziamenti della Fondazione diventano sostenibili secondo un ritorno più ampio sia sul territorio che in termini di rete”. “Il pregio fra molti di questo progetto è che la Urbs non è nulla senza una civitas che la abiti – ha detto Fabio Renzi, Segretario generale di Symbola -. Va pensata una civitas contemporanea con lo sguardo al futuro e questo festival va in questa direzione”. Ha chiosato il presidente del BIM Tronto Luigi Contisciani: “l’ente è riuscito a mettere assieme attori territoriali, regionali e nazionali, partendo da basi solide come Mete Picene e il Sistema Museale Piceno. Questo progetto ha l’anima salda di una comunità che resiste e sa reinventarsi. Un festival fiero, forte che coinvolge direttamente comunità che non hanno mai smesso di fare”.
L’avvio del progetto vede una fase preliminare già in atto di sensibilizzazione e coinvolgimento della comunità locale attraverso dei “cantieri creativi aperti” che permettano la costruzione di un Documento Strategico condiviso: un progetto di visioni e programmi operativi che nasca dai cittadini, dagli operatori economici e dagli amministratori, coinvolti in processi integrati, collaborativi e dinamici, realizzabili sia in loco sia in spazi digitali di e-participation. Seguiranno percorsi creativi di comunità, i cosiddetti “laboratori del logos”, che consentiranno di raccogliere e dare nuovo valore a un patrimonio di storie, racconti e tradizioni, rielaborandoli in trame narrative su cui costruire gli spettacoli del festival e originali percorsi turistici di scoperta del territorio, incentrati sui “valori del fare e del trasformare”. Sulla forza della parola si innesta anche l’azione di incubazione di un’impresa di comunità, rappresentata dai “narrative designers”, un gruppo di giovani che attraverso azioni di formazione daranno vita a una nuova realtà economica, a supporto non solo del turismo, ma anche delle produzioni del territorio.
Partendo proprio dalla narrazione, il Festival diverrà uno strumento di contaminazione creativa, promuovendo originali “Laboratori della materia”, nuove esperienze di fertilizzazione incrociate in cui la narrazione partecipata “in-formerà” e “modellerà” produzioni artigianali ed artistiche di comunità.
Il cuore del progetto sarà la dimensione spettacolare del Festival, in cui le trame individuate daranno vita a una serie di manifestazioni artistiche. Nello specifico, tra la fine del 2021 e i primi mesi del 2022, saranno messe in atto installazioni di video e sound art nei sette borghi della rete. Una scenografica macchina sonora itinerante proporrà inoltre esperienze di ascolto a partire dai racconti elaborati nei laboratori del logos, ma anche suoni della natura e originali composizioni musicali che riflettano l’identità dei luoghi. Infine, tra maggio e giugno 2022, appuntamento con tre grandi spettacoli, una combinazione inedita di tecniche di nouveau cirque e pratiche acrobatiche con straordinarie macchine scenografiche e accompagnamento di gruppi orchestrali.
Accanto agli eventi artistici, il Festival prevede l’organizzazione di momenti di confronto e discussione sui temi dello sviluppo sostenibile e della rigenerazione territoriale post-sisma, con seminari in cui le riflessioni sui nuovi valori del paesaggio locale si coniugheranno con approfondimenti sui processi di sviluppo sostenibile come driver del marketing turistico, a partire dalle nuove opportunità di finanziamento. A conclusione si prevede un importante evento finale per la condivisione dei risultati, invitando non solo tutte le realtà locali coinvolte e le istituzioni di riferimento regionali e nazionali, ma anche i rappresentanti di altri importanti Festival italiani ed europei. Lo scopo è ragionare sul Festival sia come strumento di rafforzamento dell’identità locale e di diffusione della stessa, sia come aggregatore delle energie locali e creatore di indotti economici collaterali legati alla promozione e al posizionamento del territorio.
Prende forma, quindi, l’edizione zero di un Festival che, anche in virtù della forte partecipazione e attenzione della rete di partenariato in campo, punta a diventare un processo rigenerativo stabile. In questa direzione, grande rilevanza sarà riconosciuta al monitoraggio e alla valutazione degli impatti e alla diffusione dei risultati raggiunti, affinché da un progetto pilota si possa costruire una “buona pratica” da far crescere nel tempo, in grado di coinvolgere il Piceno e le Marche intere, coerentemente con l’esperimento ben riuscito di MArCHESTORIE el’intento regionale di valorizzazione dei borghi come traino di una rigenerazione profonda del territorio marchigiano in chiave turistico-culturale.