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Coldiretti Marche lancia l’allarme selvatici:nessuno ferma più i cinghiali e le campagne sono devastate

Sulla campagna che non si ferma nonostante il Coronavirus si abbattono le incursione dei cinghiali, indisturbati e liberi di proliferare a causa del blocco delle attività di contenimento. E così gli agricoltori, primo anello di quella filiera dell’agroalimentare ancora al lavoro per garantire il cibo sulle tavole degli italiani nonostante la quarantena, sono alle prese in questi giorni con le criticità dovute alle scorribande degli ungulati nei campi. Nessuno li ferma.

Le misure per frenare il contagio da Coronavirus, in pratica, hanno imposto lo stop a tutta la filiera dei controlli: chiusi gli Atc, Polizia Provinciale impegnata nei controlli stradali per il rispetto della quarantena, fermi i selezionatori, servizio veterinario a singhiozzo per ispezioni ed esami sul cacciato.

Il risultato? Danni ingenti in tutta la regione. Gli ultimi a Jesi, in zona Ripa Bianca, dove una quarantina di cinghiali ha distrutto i germogli di cece di un’azienda agricola. Ma si registrano devastazioni anche a Fabriano e a Serra San Quirico.

Nell’Ascolano, a Montemonaco a farne le spese sono state le colture di patate, ceci e lenticchia mentre l’intera area interna della provincia di Macerata lamenta danni su cereali e foraggio.

Animali che, in gran numero, liberi di girovagare anche per l’attuale calo del traffico veicolare, si spingono fino a ridosso delle case mettendo a rischio la stessa incolumità degli agricoltori che continuano a lavorare nelle nostre campagne. I timori maggiori sono legati alle prossime semine di girasole ma, soprattutto, alle coltivazioni per l’alimentazione degli animali negli allevamenti.

“In un momento così difficile per l’intera economia non possiamo trascurare quello che era un problema anche prima del Coronavirus – commenta Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Marche – Ora il proliferare indisturbato della fauna selvatica rischia di compromettere tutto il settore in una fase delicatissima della nostra storia: l’agricoltura è stata riconosciuta come settore strategico e come tale va difeso. Nelle campagne si continua a lavorare per non far mancare i beni di prima necessità alla popolazione e per mantenere accesa una luce, pur flebile, di speranza per l’economia dei nostri territori”.