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Dal “Salva Italia” di Monti al “Cura Italia” di Conte. Il pensiero di Piero Celani, Vicepresidente del Consiglio Regionale Marche

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Il consigliere Piero Celani

“Un extraterrestre che fosse tornato in visita (ahilui!) al nostro Paese, dopo l’esperienza del prof. Monti, si porrebbe sicuramente qualche domanda e magari farebbe anche qualche gesto scaramantico.
A voler essere positivi, ma con molta fantasia, potremmo dire che l’Italia l’abbiamo salvata e ora la stiamo curando. Ma non è così.
Nel 2008 l’appello de Il Sole 24 Ore, “Fate presto”, ricordate?, fu raccolto da re Giorgio che, dopo averlo nominato senatore a vita, proclamò Monti nuovo premier.
E le forbici cominciarono il loro lavoro appieno. Nulla fu risparmiato per ottemperare ai diktat europei e ai loro rigidi parametri, e tanto meno la sanità! Ora, dal salvataggio siamo passati alla cura.
E alla fine ecco partorito un provvedimento che probabilmente già ad aprile, avrà un seguito.
Dalla fine di febbraio siamo passati da interventi di 3,6 miliardi a 7,5 e ancora a 12 e poi a 25. In una corsa ad inseguire scenari epidemici ed economici che mutano ogni ora.
Non c’è stata mai una visione complessiva del fenomeno e dei suoi riflessi economici nel futuro prossimo venturo. Si è continuato a navigare a vista, inseguendo e mai anticipando scenari in rapido e drammatico mutamento.
Uno scenario da brividi, e il Governo che fa? Licenzia il “Cura Italia” e promette nuovi interventi ad aprile. Insegue il virus, ed è giusto. E l’economia? Sempre qualche passo indietro. Non una visione globale e futura. Una politica di piccolo cabotaggio. Una navigazione a vista.
Ora è il momento di misure forti a livello nazionale, e coordinate tra gli Stati dell’Unione Europea, che invece sembra ancora balbettante così come la BCE.
“Cura Italia” non può essere solo una misura tampone che rischia di essere un pannicello caldo, ma deve essere un insieme di provvedimenti coordinati, mirati a contrastare l’effetto recessivo del virus, attraverso l’impiego di qualche centinaia di miliardi di euro, altro che 25!
E l’Europa finanzi il nostro debito, perché altrimenti la nostra recessione, sarà la fine dell’UE!”