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Invasioni contemporanee, seconda edizione in digitale. “Noi ci siamo, affezionati alle comunità”

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Nel pomeriggio di mercoledì 21 luglio, in diretta nella pagina di Invasioni contemporanee, si è tenuta la seconda edizione.

Un festival in digitale, che ha cercato di ricreare le stesse atmosfere della prima edizione.

In apertura, Maura Romano, project manager di Melting Pro e Cristina Carlini, di Living Live Internationalization Gateway, hanno spiegato come sia stata un’edizione alternativa, ma densa di significato. “Noi ci siamo, siamo affezionati alle comunità”.

Cinque i comuni coinvolti dal Festival di rigenerazione creativa delle aree interne del Piceno, ovvero Arquata del Tronto, Montegallo, Acquasanta Terme, Offida e Castignano. Tanti gli interventi di esperti, che hanno regalato una riflessione sulla valore di Invasioni Contemporanee, sul processo artistico e culturale che può portare ai territori colpiti dal sisma.

“Cosa tiene insieme le comunità?- si chiede Luciano Zanini, fundraiser per passione – Il Dono. Quando tutto sembra non funzionare, si dona l’arte, la cultura, la conoscenza per dare un senso alla vita delle persone”.

Nasce proprio dal dono, la volontà del Festival Invasioni contemporanee di mantenere viva l’attenzione sui luoghi colpiti dal sisma, sulle aree interne del Piceno così poco conosciute.

“Sfida, incroci, contaminazione, condivisione, resistenza, creatività per fare bene alle persone” – queste le emozioni degli artisti dell’edizione 2019, che sono entrati in punta di piedi in questi territori, invadendo dolcemente luoghi e anime fragili. Hanno ascoltato le persone, dalle parole, dai gesti, dai suoni, dai profumi hanno ricreato quello che li circondava ognuno con la sua arte. Ad Arquata, hanno riportato alla luce una situazione tipica di un pranzo qualsiasi tra le macerie di una casa. Un gesto così naturale, fatto tra le mura domestiche, che per le persone che una casa l’hanno persa acquista valore aggiunto. Un’invasione morbida che ha sciolto la naturale diffidenza di chi non vuole essere strumento di visibilità per gli altri, di territori che soffrono da quattro anni, di luoghi come Arquata fagocitati quasi interamente dal terremoto, di gente abituata a farcela da sè, ma accogliente e sincera nelle relazioni umane.

“Giovani artisti danno luce e speranza ai luoghi montani, a quei territori che vogliono ripartire” – sostiene il sindaco di Ascoli, Marco Fioravanti. L’assessore alla cultura Donatella Ferretti parla di “arte, sperimentazione, contaminazione tra passato e futuro”. Stefano Papetti pensa che “da una disgrazia come il terremoto possono svilupparsi arte e creatività, che generano l’occasione per la conoscenza di quei territori.” Le performance dello scorso anno si sono tenute in montagna ad Arquata, ad Acquasanta, Montegallo, poi lungo la vallata tra Offida e Castignano.

Interviene nell’edizione digitale 2020 Michele Franchi, vicesindaco di Arquata del Tronto.

“Vi ringrazio per aver pensato a noi anche quest’anno. La prima edizione è stato qualcosa di unico. Tutti gli artisti hanno dato lustro al nostro territorio. Non dimenticateci!”

L’assessore alla cultura di Acquasanta, Elisa Ionni.

“È stata un’esperienza magica, di pura bellezza. Si deve pensare di portare avanti manifestazioni che riescano a lasciare emozioni nel cuore di chi partecipa”.

L’edizione in digitale è stata sicuramente una scommessa, ricreare gli stessi sentimenti attraverso un pc o uno smartphone non è così scontato. Lo schermo potrebbe filtrare le vibrazioni dell’anima. Invece, quando Laura Bove descriveva la sua esperienza ad Arquata, lo scorso anno, si scorgevano gli occhi lucidi, era evidente che i ricordi erano ancora tutti lì. Si poteva percepire la voce rotta dall’emozione, di chi ha conosciuto una comunità e l’ha fatto senza riserve.

Un progetto intenso, forte, coinvolgente che ha invaso di bellezza, di arte, di creatività, di tanti linguaggi contemporanei sconosciuti alla maggior parte delle persone. L’arte nel mezzo della piazza di Offida o al tramonto mozzafiato di Castignano.

Una poesia raccontata attraverso le parole stesse di chi l’ha vissute, donate agli artisti che l’hanno tramutate in energia positiva, in speranza per il futuro.

Una presenza fisica quella degli artisti, che hanno toccato con mano i territori, senza paura di contaminarsi, di farsi trascinare dalle emozioni forti che provano le persone che hanno perduto ogni cosa, di ascoltare una fragilità e farla propria.

“Sognare insieme – dice Laura Bove.

“Testarde come gli arquatani per continuare l’esplorazione, le nostre invasioni, e continuare a progettare insieme alle comunità, a partire dai loro desideri, dai loro bisogni, per creare un futuro diverso, nuovo.” Concetto che racchiude una vicinanza reale, concreta, coinvolta. Chi ha progettato questo Festival e chi l’ha realizzato non è andato sui territori per offrire una performance fine a se stessa, ma per prendere per mano le persone e renderle protagoniste.

Intervento molto commovente quello di Fabio Firmani, originario di Pretare, frazione di Arquata distrutta dal sisma.

“Arquata come luogo di frontiera, può e deve essere invaso da uno sviluppo culturale che solo un Festival come Invasioni Contemporanee rappresenta sotto ogni aspetto. Augurandomi che la seconda edizione rinnovi l’interesse che tutti noi, popolo di montagna, ma di raffinata comprensione, abbiamo dimostrato, non posso che ringraziare chi non da figlio naturale ma d’adozione, ha reso nuovamente viva la nostra terra di frontiera. Sarà bello restare se come compagni avremo eventi culturali, sarà bello tornare se le antiche leggi rinascimentali che tanto hanno reso famoso il nostro comune verranno accompagnate da nuove leggi artistiche internazionalmente vive, come è vivo il nostro interesse per la terra di frontiera arquatana.”

Performance, voci, sguardi, sperimentazioni creative, tutto questo è stato la seconda edizione di Invasioni Contemporanee.