Home Cronaca Ascoli, Un nuovo Centro per le Aritmie nel reparto Cardiologia dell’Ospedale ‘Mazzoni’

Ascoli, Un nuovo Centro per le Aritmie nel reparto Cardiologia dell’Ospedale ‘Mazzoni’

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I medici di Cardiologia del 'Mazzoni' con il primario Pierfrancesco Grossi e Cesare Milani

L’unità operativa complessa di cardiologia dell’ospedale ‘Mazzoni’ è diventata Centro indipendente nel trattamento delle aritmie con la cryoenergia. Una nuova e importante conquista per il reparto diretto da Pierfrancesco Grossi che ha dunque compiuto un altro passo che ne consolida lo stato di eccellenza.

L’Uoc ha ottenuto una certificazione che attesta l’indipendenza dell’equipe del laboratorio di elettrofisiologia nella gestione delle tecnologie necessarie per l’esecuzione delle procedure di ablazione di aritmie mediante utilizzo di cryoenergia. “Le tachicardie parossistiche sopraventricolari – spiega il responsabile del laboratorio di aritmologia del nosocomio ascolano, Procolo Marchese – hanno una prevalenza di 2,251000 persone nella popolazione generale e le donne ne soffrono maggiormente rispetto agli uomini. Possono presentarsi a tutte le età, anche in soggetti con cuore sano.

Sono in genere dovute ad un ‘cortocircuito’ tra il normale sistema elettrico del cuore e le vie elettriche accessorie presenti dalla nascita. Nella maggior parte dei casi si manifestano con cardiopalmo più o meno violento che talora può essere associato ad affaticamento, dolore toracico, sensazione di perdita di coscienza. I farmaci antiaritmici possono essere utili in caso di episodi acuti, ma hanno un utilizzo limitato a lungo termine per la loro scarsa efficacia e gli effetti indesiderati.

La migliore terapia è l’ablazione mediante un catetere che viene introdotto dalla cute e attraverso il sistema venoso raggiunge il cuore, individua la via elettrica accessoria e la elimina, di solito, mediante energia di radiofrequenza che ‘brucia’ i pochi millimetri di tessuto responsabili del ‘cortocircuito’ con una percentuale di successo a lungo termine maggiore del 95%, a fronte di un rischio di complicanze inferiore all’1%”.