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Cronaca

Fase 2, Ceriscioli vuole riaprire le Marche: al via il “protocollo” per anticipare al 14 maggio l’apertura

Un confronto con le associazioni di categoria e un rigoroso protocollo. Così la Giunta Ceriscioli è arrivata ad una possibile riapertura anticipata. Parrucchieri ed estetiste potrebbero tornare al lavoro tra il 14 ed il 18 maggio. Due settimane prima rispetto al termine del 1 giugno dato dal governo.

Domani, martedì 5 maggio partirà la sperimentazione ad Ancona. Due attività, le autorità sanitarie, e le associazioni di categoria metteranno in pratica le regole fissate nel protocollo. Se il risultato sarà positivo le disposizioni del decreto entreranno in vigore, in caso contrario si procederà a sospenderle fino all’ottenimento di una procedura standard idonea.

Si potrà lavorare solo su appuntamento, l’obbligo di mascherina sarà sia per l’operatore che per il cliente. Gli orari verranno estesi, si potrà lavorare dalle 8 alle 21.30. I locali dovranno essere igienizzati, e bisognerà fornire camici monouso. Tutta la biancheria dei saloni di cura della persona dovrà essere igienizzata giornalmente (ad una temperatura di 60/90°) con l’ausilio di prodotti disinfettanti. Tra un appuntamento ed il successivo dovrà intercorrere un tempo pari ad almeno 20 minuti per ventilare gli ambienti ed effettuare la sanificazione.

Già da oggi, invece, hanno riaperto le attività di toelettatura degli animali. Operazioni non effettuabili dai proprietari di animali di compagnia che “potrebbero dare luogo a problemi di carattere igienico-sanitario”.

Sempre oggi possono tornare al lavoro anche gli artigiani che lavorano da soli e la cui attività non è aperta al pubblico, come i calzolai.

Nel decreto Ceriscioli si legge “Il Dpcm del 26 aprile, nel dettare gli step di ripartenza per le molte attività non ha fissato una data precisa per la riapertura di centri estetici, parrucchieri, toelettatura, non tenendo in considerazione che un ulteriore periodo di chiusura provocherebbe un danno economico rilevante al settore, anche con il rischio chiusure. Si tratta di servizi ad uso molto diffuso tra la popolazione, tanto che, si è evidenziata la crescita del fenomeno dell’abusivismo che comporta anche rischi sanitari”.