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Marche, triplicate le aziende di barbabietole. Carloni:”Nostro sogno aprire zuccherificio”

Triplicano le aziende marchigiane della barbabietola da zucchero ed è boom di terreni dedicati a questa coltura. Per la stagione bieticola 2021 ci saranno 1651 ettari coltivati (605 a biologico) e 170 aziende coinvolte (60 del biologico e 110 del convenzionale).

Numeri che sono stati illustrati questa mattina nel corso dell’incontro “Il ritorno della barbabietola da zucchero nelle Marche: realtà, prospettive e misure a sostegno del settore”, organizzato da Coldiretti Marche e trasmesso in diretta Facebook con la partecipazione della presidente Maria Letizia Gardoni, del vicepresidente della Regione Marche e assessore all’Agricoltura, Mirco Carloni, Claudio Gallerani e Massimiliano Cenacchi, rispettivamente presidente e direttore agricolo di CoproB, l’unico produttore cooperativo di zucchero con una filiera 100% italiana. Un dato quintuplicato – come ettari coltivati – rispetto al 2019, primo anno dello storico ritorno della filiera saccarifera nella nostra regione. Progetto al quale Coldiretti Marche ha fortemente creduto fin dall’inizio.

“Dal primo anno di prova ad oggi abbiamo riscontrato un crescente interesse da parte degli agricoltori – ha detto la presidente Gardoni – che oltre alla professionalità data dalla storica vocazione della nostra regione per questa coltura hanno anche la consapevolezza di una prospettiva economica molto interessante: il mercato è in crescita se pensiamo che in Italia consumiamo 1,5 milioni tonnellate l’anno di zucchero ma ne produciamo solo 300mila tonnellate. Il percorso sta dando i suoi frutti ed è per questo motivo che vogliamo continuare a investire e che la Regione Marche abbiamo chiesto un interessamento istituzionale ed economico, ponendo l’attenzione su una filiera così importante e raggiungendo l’obiettivo di darle sostegno”.

Rispetto alle passate stagioni c’è l’esordio delle province di Fermo (circa 35 ettari, di cui 20 a biologico) e Ascoli (10 ettari, tutti biologici). In aumento le altre realtà: triplicati i terreni in provincia di Macerata (circa 1000 ettari), raddoppiati nell’Anconetano (circa 400 ettari), si registra un’impennata in provincia di Pesaro Urbino (da 35 a oltre 200 ettari). Numeri destinati ad aumentare, stando alle adesioni che si registrano in CoproB e alle richieste di informazioni che arrivano negli uffici Coldiretti.

“Il nostro sogno, in prospettiva,  – ha detto il vicepresidente Carloni – è che ci sia la riattivazione di uno zuccherificio, non delle dimensioni di quelli del passato, ma se la barbabietola riprende piede un impianto di questo genere servirà per abbattere le spese di trasporto. Abbiamo definito nei giorni scorsi i requisiti per accedere al contributo di un massimo di 200 euro per ogni ettaro ammissibile e invitiamo gli agricoltori a utilizzare questa misura economica subito attiva”.

Quello delle zucchero italiano non è un ritorno al passato ma una richiesta che arriva dal mercato. Proprio quel mercato dove, con consumatori più attenti alla tracciabilità della filiera, all’etica nei processi produttivi (lo zucchero estero spesso arriva da paesi che sfruttano la manodopera o che utilizzano concimi e diserbanti inquinanti, nocivi e proibiti in Italia), lo zucchero italiano da agricoltura convenzionale, il grezzo e il biologico è già presente: dagli scaffali della grande distribuzione alla preferenza dei grandi marchi dell’industria dolciaria italiana.

“Le Marche – ha sottolineato il presidente di CoproB, Claudio Gallerani – ci hanno aiutati a espanderci oltre l’Emilia e il Veneto. Sono terra di grande tradizione e professionalità. Ci siamo trovati molto bene a lavorare qui fin dal primo anno. Oggi lavoriamo con 7mila aziende agricole e 28mila ettari seminati a bietole ed è grazie a Coldiretti se siamo diventati un elemento “dolce” del Made in Italy”.

Al direttore agricolo Massimiliano Cenacchi il ruolo di snocciolare i numeri “di questa storia bellissima, alla quale fino a poco tempo fa credevano in pochi perché sembrava irrealizzabile. Coldiretti, Coprob e Regione Marche ci hanno creduto e oggi siamo qui con un moto di orgoglio per questo percorso”.