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San Benedetto, Paolo Vaccari candidato alla Presidenza della Federazione Rugby

Il futuro del rugby nazionale potrebbe ricevere qualche influenza dalla Riviera delle Palme, poiché uno dei candidati principali alla carica di presidente della Federazione Italiana Rugby, Paolo Vaccari, è figlio di Gianluigi, fondatore del Calvisano nel 1970 che nei suoi anni da giocatore dei gialloneri incrociò più volte Pierluigi Camiscioni, il simbolo della palla ovale rivierasca.

I due furono grandi amici anche fuori dal campo e anche il figlio Paolo ebbe modo di conoscere e apprezzare la figura di Camiscioni. Ma quali sono le idee di Paolo Vaccari per la presidenza alla Fir? E che è Paolo Vaccari? Sin da giovane è stato un vero e proprio talento esordendo in Serie A a soli 16 anni e in nazionale maggiore a soli venti. Gli appassionati di rugby italiani e non solo, lo conoscono bene, visto che è stato una delle colonne portanti di quella nazionale di rugby capace di portare l’Italia nel 6 Nazioni.

Ma guai a dirglielo, i giocatori di rugby non amano i protagonismi e tutto viene sempre riportato al lavoro di squadra. Negli anni ‘90 Paolo Vaccari è stato corteggiato da mezza Europa ed anche da Australia e Nuova Zelanda sono arrivate proposte. Ma il nostro Campione ha sempre preferito rimanere in Italia, per inseguire il sogno di uno scudetto con il suo club e al servizio del progetto nazionale. Messa da parte una brillante carriera con 64 presenze in nazionale, Paolo si è prima laureato in architettura, professione che esercita tutt’ora, ed è poi entrato in Federazione, ricoprendo la prestigiosa carica di consigliere federale quota giocatori.

Con questa esperienza ha maturato una notevole conoscenza della Federazione ma non solo, grazie al trasferimento a Roma, ha iniziato a studiare da dirigente sportivo. Questa nuova carriera l’ha portato, dapprima vicino al Coni, per poi consolidare la propria esperienza all’interno del Consiglio di Amministrazione dell’Istituto per il Credito Sportivo, una vera e propria banca al servizio dello sport. Oggi Vaccari è tra i più giovani candidati alla Presidenza Federale, alla soglia dei 50anni e si sente pronto per il grande salto. Per questo motivo siamo andati a trovarlo per conoscere i punti principali del suo programma, dopo aver maturato diversi anni sul territorio, fianco a fianco con i club italiani, ha avuto modi di apprezzarne valori e riconoscerne virtù, nel lungo e virtuoso percorso da responsabile dell’impiantistica sportiva per la Federazione.

“Siamo di fronte a una delle sfide più importanti nella storia della Fir, accentuata dal Covid-19, ma al di la della pandemia, basata su di una improcrastinabile necessità di un cambiamento strutturale. La Federazione è alla soglia di un nuovo ciclo Senza volere esprimere giudizi sul passato, si tratta di un passaggio fondamentale per un’organizzazione da cinquanta milioni di euro annui, con moderne necessità di promozione, visibilità, raccolta sponsor e comunicazione. Il mondo è pieno di esempi dove, le più brillanti istituzioni sportive hanno dovuto cambiare struttura e approccio, per potere continuare a crescere e competere nel mercato dello sport, ma anche in quello della formazione e dell’intrattenimento.

La Fir non può basare la sua propria crescita su di “un uomo solo al comando”, ma deve potere contare su di una importante squadra vincente, formata da un presidente leader alla testa di un Consiglio composto da importanti rappresentanti del sistema rugby, ai quali deve essere data la possibilità di operare e prendere responsabilità. È giunto anche il momento di portare all’interno della Federazione, importanti competenze, provenienti da esperienze dirigenziali di alto livello, capaci di trasformare la FIR in una vera e propria azienda. La cultura aziendale, l’approccio metodologico, le competenze e i risultati, devono essere al primo posto. Infine, occorre iniziare a pianificare il futuro, con una visione di lungo periodo. Dobbiamo porci obiettivi ambiziosi e iniziare a lavorare duro per raggiungerli.”

Ha affermato Paolo Vaccari. Che dire? Forse per questo che tutti lo vedono come il predestinato.