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Femminicidio Auriane, il killer “non sono stato io”

Il ventunenne di Fermo non sta bene, salta l’udienza per l’estradizione e dice ai suoi legali che non è stato lui a fare del male alla ragazza

Una storia strana, controversa e piena di misteri. E dubbi, tanti anche. Sohaib Teima, il ragazzo ventunenne di Fermo arrestato il 10 aprile a Lione e sospettato dell’omicidio della sua compagna, si sta sgolando nel dire che non è stato lui ad uccidere la donna. Auriane Nathalie Laisne, la ragazza di 22 anni, trovata morta il 5 aprile in una chiesetta diroccata in Valle d’Aosta, è stata con lui, almeno ci sarebbero testimoni che li avrebbero visti insieme, ma lui nega di aver fatto del male alla ragazza.

La piccola chiesetta dove è stato trovato il corpo di Auriane (Ansa ascolicityrumors.it)

 

Lui Sohaib non sta bene, non la sta prendendo bene, soprattutto per le accuse che sono rivolte nei suoi confronti. Mentre stava andando all’udienza per l’estradizione, si è sentito male proprio mentre usciva dal carcere di Grenoble per andare trasportato davanti alla Corte d’Appello, ma l’udienza non si è potuta svolgere. Secondo quanto stanno riportando alcuni giornali locali francesi, il problema del ragazzo e presunto killer sarebbe un’overdose di antidepressivi.

La polizia sta cercando ma non trova l’arma del delitto

Il presunto killer della ragazza francese Sohaib (facebook ascolicityrumors.it)

 

Nel frattempo, la polizia italiana sta cercando da giorni, ma non riesce a trovare l’arma che ha ucciso la povera ventiduenne francese Auriane Nathalie Laisne, il cui cadavere era stato trovato all’interno della chiesetta tutta diroccata il 5 di aprile. Un bel problema anche perché si potrebbero fare test del dna e tutta una serie di esami che per il momento non possono essere eseguiti.

Sono giorni che i carabinieri e le unità cinofile stanno perlustrando la zona per cercare di venirne a capo, ma ancora non è stato trovato nulla che possa essere collegato a quanto accaduto alla povera ragazza francese. Non è facile trovare l’arma ma anche qualsiasi collegamento al delitto anche per via della vegetazione e del fatto che cercare tra i boschi non è mai facile. Le operazioni dei carabinieri e della polizia si sono concentrate tra la vegetazione e i ruderi del villaggio dell’Equilivaz, disabitato dopo una frana caduta nel 1879. Le ricerche non sono finite qui