Maternità obbligatoria, fino all’80% della retribuzione: come fare domanda e quanto dura l’indennizzo

Come funziona la maternità obbligatoria per le mamme lavoratrici e quanto tempo ci si deve astenere dal lavoro? Cosa prevede la legge.

La normativa vigente è molto chiara in merito ai diritti che spettano ad una lavoratrice che diventa mamma. Non solo per quanto riguarda l’astensione dal lavoro ma anche in merito alla retribuzione spettante. Avere un figlio del resto è un tassello del percorso di vita di tantissime persone e, chiaramente, nei primi mesi di vita, sarà essenziale potersi occupare del neonato fornendogli tutto ciò di cui ha necessità.

Maternità obbligatoria: cos'è e come funziona
Chi ha diritto al congedo di maternità (Foto Web365Srl) Ascoli.cityrumors.it

La legge tutela questa fase con una misura, nota come maternità obbligatoria, in favore delle mamme lavoratrici dipendenti. Tutti i dettagli sul congedo di maternità sono indicati nel Testo Unico sulla maternità e paternità ed in particolare il DL 151 del 26 marzo 2001. Scopriamo come è strutturata la maternità obbligatoria sia dal punto di vista dei tempi di stop dall’attività lavorativa che dei pagamenti mensili.

Cos’è e come è strutturata la maternità obbligatoria

Chiamata anche congedo di maternità obbligatorio, la maternità obbligatoria altro non è che un lungo periodo, previsto per legge, di astensione dal lavoro riconosciuto alle lavoratrici dipendenti sia durante la gravidanza che il puerperio. Importante è sottolineare che questo vale anche in caso di affidamento o adozione di minori. La sua durata è di cinque mesi, periodo nel corso del quale non si rimarrà senza stipendio: infatti per l’intero periodo di astensione dal lavoro l’Inps riconoscerà un’indennità il cui importo sarà pari all’80% dello stipendio.

Congedo per maternità flessibile: come funziona
Erogazione dell’80% dello stipendio in caso di congedo per maternità (Canva Foto) Ascoli.cityrumors.it)

Il datore di lavoro dovrà rispettare gli obblighi previsti, ovvero fare in modo che la lavoratrice dipendente in dolce attesa interrompa la propria attività a cavallo del parto, e nello specifico due mesi precedenti la prevista data della nascita del figlio più i tre mesi successivi. In alternativa ci si potrà fermare anche un solo mese oppure 4-5 mesi dopo il parto sfruttando il congedo di maternità in maniera flessibile. Questa possibilità è però vincolata al rilascio da parte di un medico del SSN di un attestato.

Tale documento dovrà essere avallato dal medico che ha competenza per ciò che riguarda la sicurezza sui luoghi di lavoro e dovrà essere certificata l’assenza di rischi per la salute della lavoratrice tali da compromettere la prosecuzione della gravidanza. L’astensione dal lavoro non può essere in alcun caso oggetto di rinuncia, questo ad eccezione dei casi di morte perinatale del feto o di interruzione di gravidanza.

Oltre alle lavoratrici dipendenti assicurate anche per la maternità all’Inps spetta anche alle apprendiste, impiegate, dirigenti e operaie con un rapporto lavorativo in corso ad inizio congedo. Ne hanno diritto anche sospese e disoccupate, lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari e lavoratrici agricole, a domicilio, LSU o APU e dipendenti da amministrazioni pubbliche.

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