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Intervista a Fania Pozielli, presenterà “La Vendetta delle innocenti” alla Rinascita di Ascoli

Mercoledì 14 ottobre, alle ore 17.30, Fania Pozielli presenta il suo “La Vendetta delle innocenti” alla Libreria Rinascita.

La scrittrice sambenedettese Fania Pozielli sta riscuotendo interesse nella scena letteraria locale. “La vendetta delle innocenti” racconta il tema della violenza di genere. Protagoniste due donne della stessa famiglia, Beatrice e la sua antenata Fiammetta. Un storia intrigante, che mette al centro la donna e le infinite possibilità di riemergere dalle ferite. Il titolo “La vendetta delle innocenti” sarà una provocazione?

Abbiamo rivolto alcune domande all’autrice, di seguito riportiamo l’intervista.

“Come prima cosa mi presento. Mi chiamo Fania Pozielli e sono di San Benedetto del Tronto dove lavoro come cuoca all’Haru Sushi Garage. Sono giunta alla scrittura in età matura pubblicando nel 2015 “I gabbiani non parlano”, un piccolo noir che ha suscitato, con mia enorme sorpresa, interesse nell’ambiente letterario locale e riscosso un ampio successo di pubblico.

Il mio secondo romanzo “Il secolo di Angelo” è stato insignito del premio “Un libro per Arquata” indetto dalla Omnibus Omnes ed è stato presentato al Salone Internazionale del Libro di Torino nel 2017, su invito della Regione Marche, nel suo padiglione.

La vendetta delle innocenti”, il libro che presenterò alla libreria Rinascita di Ascoli Piceno è stato pubblicato a luglio 2020 da Mauna Loa Edizioni ed è sicuramente il più sofferto, desiderato, complicato progetto a cui abbia lavorato.

-Cosa l’ha portata a scrivere “La vendetta delle innocenti”?
“Questo libro è come un seme che ho portato sempre con me. Al suo interno, tutte le mie convinzioni, le mie paure, i miei sentimenti intorno all’essere donna. Così come in un seme già sono presenti tutte le caratteristiche della pianta che crescerà, così questo racchiudeva tutte le emozioni che volevo esternare riguardo alla fatica e la bellezza di essere nata femmina, foriera di vita, capace di liberare una forza sorprendente al di là dei muscoli, del peso sociale e di tutte le dinamiche che invece caratterizzano il mondo maschile. La terra dove farlo germogliare è stata la ricerca del genere, della storia più adatta a far sì che il suo senso fosse comprensibile e coinvolgente: un romanzo che accostasse due storie lontane nel tempo ma estremamente simili negli eventi e nelle reazioni di due donne che, in comune, sembrano avere solo l’appartenenza alla stessa famiglia. L’acqua per annaffiarlo è stata la somma di esperienze, racconti, testimonianze raccolte nel corso degli anni che mi hanno aiutato a costruire personaggi e situazioni verosimili benché avulsi dalla realtà.”

-L’abuso sessuale è il tema cardine della storia. Le due protagoniste si ribellano seppure in contesti diversi: Secondo lei la donna oggi ha maggiori strumenti per denunciare?
“Sicuramente sì. Le battaglie sostenute dalle donne nel corso dei secoli ci hanno consegnato conquiste importanti: il diritto di voto, l’accesso ad ambiti lavorativi, politici e sociali impensabili fino a cinquant’anni fa; il cammino è ancora in salita ma è innegabile che nel contemporaneo le donne denunciano e si ribellano con maggiore facilità ed hanno maggiori ed importanti strumenti per far sentire la loro voce. Nel romanzo è sottolineata questa differenza quando viene descritta la vita delle ragazze nel 1812: uno dei pochi strumenti per esercitare il proprio potere era la conoscenza delle “erbe officinali” e delle loro virtù, “Le donne della sua generazione avrebbero trasmesso a figlie e nipoti…quell’attitudine ad estrarre dalle piante tutto ciò che serviva a vivere meglio…a cambiare, nell’unico modo possibile, il corso doloroso del proprio cammino.” Purtroppo il meccanismo perverso che si innesca nel mondo di oggi è quello del timore che la denuncia sminuisca, tolga credibilità e dignità così, per continuare ad apparire forti e padrone del proprio destino, molte donne scelgono il silenzio per non dover mostrare la propria vulnerabilità a fronte di uno stereotipo che le vuole invincibili ed inattaccabili.”

-La vendetta è un sentimento guidato dall’istinto. E’ utile controllare le pulsioni di rabbia che scatena? Perché si parla di vendetta nel suo libro?
“Il titolo di questo libro è, in fondo, un ossimoro: accostare l’innocenza alla vendetta può apparire un controsenso. Le risponderò con alcuni versi presenti nel libro:
Esplode inarginabile e violento/ il fiume nero della tua rabbia soffocata/ di quel desiderio potente di felicità reciso/per fare posto alla quotidianità serena che ti sei imposta./Dov’era il tuo tutto è stata posta una pietra di rassicurante niente/e da sotto hai spinto a mani nude, senza neanche saperlo, fino a quando le dita hanno grondato sangue./ La prima goccia de quel sangue è finita sulle tue labbra e finalmente/hai assaporato il sapore doloroso della libertà.
Queste sono le parole che Fiammetta, la protagonista del 1812, lascia al mondo per raccontare la sua reazione all’abuso subito. Rispondere con la violenza alla violenza, non solo non le renderà giustizia ma decreterà la sua fine. La sua vicenda umana servirà a Beatrice, la protagonista contemporanea, a imboccare la strada razionale del perdono e della rinascita. Nel mio libro mostro la vendetta come il primo, istintivo gesto che ogni essere umano ferito mette in atto, quasi che l’annientamento del suo nemico ponga fine alle sue sofferenze, e non è vero: la storia ci insegna che ogni atto volto a distruggere vite non migliora mai la condizione di nessuno, a prescindere dal motivo per cui lo si compie.”

– Cosa significa essere donna oggi?
“Posso rispondere per quello che concerne la mia esperienza personale: essere donna oggi, per me implica accettare sfide nuove, con umiltà e determinazione; scrollarsi di dosso pregiudizi e luoghi comuni; ascoltare, cercare di comprendere , non fermarsi di fronte all’apparenza. Il regalo migliore che le donne possono fare al mondo è, a mio parere, è insegnare che esiste un’energia più potente della forza fisica, più costruttiva della posizione sociale, più risolutiva della possibilità economica: è la capacità innata delle donne di proteggere, sostenere ed affermarsi senza bisogno di ricorrere alla prepotenza ed alla coercizione; la forza della ragione e della gentilezza.”

-Perché ha scelto la scrittura come mezzo d’espressione?
“E’ corretto dire che la scrittura ha scelto me! Battute a parte, scrivere è un bisogno primario, da quando sono stata in grado di esprimermi attraverso una penna ed un foglio. Negli anni è diventato un mezzo per mettere ordine nei pensieri, fermare ricordi, esprimere sentimenti, opinioni, in alcuni casi gridare ciò che non potevo, a voce alta. “La vendetta delle innocenti” è, in fondo, proprio questo: il mio personale tributo ai sentimenti, alla forza, alle sofferenze delle donne di ogni epoca.”